“Mi dispiace ma la legge non lo consente” sentenziò la funzionaria aggiustandosi gli occhiali sul naso aquilino. Maria, seduta di fronte, udì quelle parole come se venissero da lontano e non le comprese. Sul muro dell’ufficio, alle spalle della donna, c’era una stampa ingiallita, una vecchia stampa di un vecchio papa benedicente che nessuno si era premurato di aggiornare e che la muffa aveva conquistato. Quell’incuria così inappropriata in un luogo deputato a celebrare il riposo eterno, la mise a disagio. “Ha capito cosa ho detto, signora?” la incalzò la funzionaria, con fare spiccio.
“E’ perché siete al completo?” chiese Maria, distogliendo l’attenzione dal papa ammuffito.
“No, il posto ci sarebbe. E’ che proprio non possiamo.”
“Pensavo che la Chiesa avesse fatto pace con questo tipo di cose.”
“Quali tipo di cose?”
“Sa, mia figlia si è…” disse a mezza voce, chinando il capo.
“Lei continua a non cogliere il punto.”
“Può darsi.”
“Comprendo il suo dolore ma ci sono delle procedure da rispettare. La salma è sprovvista di tessera verde e io non posso accoglierla.”
“Cosa devo fare allora?”
“Vaccinarla. Anche senza appuntamento.”
Maria alzò gli occhi sul papa ammuffito e non replicò.
Con malcelato imbarazzo, spiegò la situazione all’autista delle pompe funebri pregandolo di accompagnarla all’hub vaccinale più vicino. L’uomo accennò un sorrisetto sprezzante e, dopo aver intascato un paio di banconote per il disturbo, si mise alla guida.
Il medico vaccinatore, vestito da marziano, e l’infermiera principessa delle favole, inoculavano a tempo di jingle. Alla vista della bara, la valletta afferrò un arnese e senza perdere il ritmo, svitò il coperchio. Maria accennò una carezza sul volto composto di Ea. Solo l’incarnato rossastro e l’odore appena marcescente suggerivano un principio di decomposizione. Per il resto, l’espressione della ragazza ispirava un senso di ritrovata libertà. Il marziano preparò una manciata di dosi e riunì le siringhe con del nastro adesivo a formare un candelotto di iniezioni. Inavvertitamente, dalla bocca di Maria, uscì un sibilo di timida protesta.
“Lo vuole o no il lasciapassare?” la anticipò lui, interpretando il suo dissenso.
“Sì.”
“E non lo sa che senza il booster potenziato alla quarta non glielo danno? La matematica non è un’opinione e la legge neanche.”
Maria annuì, mesta, mentre il medico brandì il candelotto e colpì con decisione il braccio della defunta. Gli aghi rimbalzarono spezzandosi al contatto con la carne rigida.
“Niente da fare”; sentenziò, “troppo tardi. Avanti il prossimo.”
“Non mi mandi via a mani vuote, la prego. Mi dia il certificato”
“Ecco un’altra furbetta dell’ultim’ora. Doveva pensarci prima, signora.”
“Io non sapevo che i morti dovessero essere vaccinati.”
“E perché non dovrebbero? Non sono mica malati. La scienza parla chiaro, niente controindicazioni, niente esenzione”.
La valletta si affrettò a richiudere la cassa col suo attrezzo e Maria spinse il carrello fino all’auto funebre.
“Ho un altro servizio tra mezz’ora, non posso scarrozzarla in giro per tutta la città”si lamentò l’autista al suo ritorno, “Se vuole, c’è una discarica abusiva lungo l’autostrada.”
“No, la terrò con me, finché non cambieranno le regole. Mi porti a casa, per favore.”
Ma le regole tardarono a cambiare e la giovane suicida senza permesso, così lontana da sua madre in vita, le fu da morta per sempre vicina.
Julia