NOSTALGIA
Atto unico in tre quadri
PERSONAGGI
BESTIA
ALCIONE
IL TESTIMONE DI GEOVA
PRIMO QUADRO, in un luogo indefinito del passato, un uomo in atteggiamento scimmiesco vaga e si esprime in una lingua primordiale…
BESTIA: Giurn e giurn che zampo bigiobigio pra prati e bosc,
nun ai boffa , sol bacche
chittai fratisorema dentr’i grutte
me voli andà,
andà fora, via, luntà.
Fora du branco brancolo, ma sulo me vo’sta.
Mamamapa passa i giurn a sniff sniff
sniffi i bestie pi boffari o fugà,
ronf ronf, gnam gnam , plof plof,
che vita a che fa?
Doli mi lociar su, supra l’acqua che splash e il giallo che brus,
me sulev oci, me sulev testa ma la groppa s’inceppa, se resta,
come ungole ‘ntra li carni o zughi di lupo raggiato
che sprolan mi: “Giù, giù, locia la terra sutta i pe’, che chiedi al ciel?”
Giuem cu’i vermi e le furmicule e curri curri dietr’i squitti e i migni nimali,
attruppati dentr’i caverni di freddo frissiamo,
il pelo è cangiato, piccolopoco caduto, sciupato
e ora me stragno, anguassato, tristato, bambato,
che vita a che fa?
(rumore di temporale)
Entra il testimone di Geova, un omino con l’impermeabile e una valigetta ventiquattrore. Parla con la “erre” moscia, solo per finte citazioni bibliche. Si rivolge al pubblico.
TESTIMONE: Ezechiele 53, 14: “Quando le scimmie scenderanno dai rami il cielo diventerà nero, la notte sarà fredda e gli animali non avranno riparo”.
La Bestia vaga sotto la pioggia. Alla fine si ripara sotto un lembo dell’impermeabile del testimone.
Entra Alcione, esce il Testimone. Alcione, evidentemente più evoluta, parla una specie di proto francese.
ALCIONE: Chi êtes-vous?
BESTIA: Una ciangotta mai snicchiata, maravilia estrangera.
Criniera russigna, fari azul, uno zugo de bestia como pietra lucisbilla e una pelle pellicciata in su la groppa.
(a lei) Bongiù, anzi, bonzuà!
ALCIONE: Sortez de là, ce fleuve est à moi!
E’ fimminella longa e dritta dritta che mi loccia e sniff sniff
BESTIA: Non doli te de groppa?
ALCIONE (annusandolo): Non conoscete l’abitudine de prendere un buon bagno, cher monsieur?
BESTIA: Che mottate stragne, che sproli increibli, ma tu belli minni e fari e bocca!
ALCIONE: desolata de ne pas comprendre vostre langage si primitif…
BESTIA: me voli nettare tu criniera da nimali pizzi gratta e boffari ciccia insieme de gusto e poi ficca ficca.
ALCIONE: Pardon?
BESTIA (fa un gesto per esplicitare): ficca ficca
ALCIONE (fa per andarsene): ho una serata dansante, aurevoir ma petite bête.
BESTIA: Aspetta! Dove anda? Me anda con te!
ALCIONE: Mais cosa fate? Siete pazzo o siete appena sceso dagli arbori?
BESTIA (osservando i rigonfiamenti sulla sua schiena) Lo che hai in su la groppa? Due pungoli per pizzicare i grugni nimali?
Lei ride
BESTIA: due bubboni dello morbo con li bitorcoli?
A: Mais no sciocchino, ces sont des ailes, delle ali
B: Ali? Per lo che fa’?
A: Per librarsi alti nel cielo
B: Come li uccelli beccuti?
A: Volavo un tempo… ma adesso…
B: como coquina co co!
A: Non sono una gallina.
B: Coquina troppo gorda pe’vola
A: Io non sono gorda! Sono leggera come un papillon…
B: sai sortire un ovo pel cuio di dietro?
A: Ti ho detto che non sono una gallina, sono un ipotetico gabbiano, mi sciamo Alcione, e tu?
La bestia la guarda interrogativo
A: Il tuo nome!
(La Bestia ci pensa un po’ su…)
A: Tu t’appelles comment? Non hai un nome dunque?
B: Alcione!
A: Ma no sciocchino, quello è il nome mio
B: Alcione, Alcione è lo nome!
A: ma non puoi sciamarti come me, non hai nemmeno le ali!
B: per lo che fare se non poli volà!
A: alla zampa di ogni uccello che vola è legato il filo dell’Infinito
B (sconsolato, tra sé): ela è dea, me nimal, ela locia il ciel, me me locio i pé.
A: Ma un giorno mi ricorderò come si fa…
B: Fimmina russigna fame? Voli pesci dello rivolo? Io filzo con punta e brustolo in su lo foco!
A: Non di solo pane vive l’uomo! Io nutrirò la tua anima, Bestione.
B: E io filzo li pesci, Russigna!
A: Considerate la vostra semenza…
B: Guata Russigna, li pesci brugnuti!
A: fatti non foste…
B: E anco li semi cruncicanti pi boffari con li pesci
A: Da una parte la personale fatica cotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.
B: Tu sproli stragno, io tizzo lo foco!
A: Alzare la testa è come volare. Avrai le mani libere per costruire. All’orizzonte, laggiù, vedrai il mare e ti verrà voglia di navigare. Sopra di te, lassù, vedrai le stelle e ti verrà voglia di metterti in viaggio, seguirle.
(La Bestia addenta un pesce)
A: Usa le mani, drizza la schiena. Cammina, sii umano. Sii un ipotetico gabbiano.
B (masticando e sputacchiando): Come coquina che non vola
A: Si può volare anche senza le ali.
B: Tu sproli e Alcione boffa tutti li pesci. Voli tu lo derniero pescigno?
A: Vedi Bestione, la libertà non è stare sopra l’albero a cantare, è piuttosto…
B: Io boffo anco lo derniero
Lei glielo strappa di mano e mangiano insieme.
A: Il cielo, al tramonto, sembra un fiore carnivoro
La Bestia fa un rutto e comincia a cercare i pidocchi tra i capelli di Alcione.
A: Che fai?
B: Netto tu criniera
Lei gli scosta la mano, lui la rimette e lei allora lo lascia fare. Lei ride perché lui le fa il solletico in testa. Lui le annusa il collo, lei si lascia fare, sono molto vicini. Quando stanno per baciarsi lui viene improvvisamente colpito da una palla.
La bestia salta su brandendo la lancia contro la palla.
B: Stai arretro Russigna, è perigroso!
Entra il testimone, una mano alzata di fronte alla lancia. Nell’altra la ventiquattrore.
TESTIMONE: Isaia 25,33: “E palle infuocate cadranno sulla Terra e a niente varrà la lancia dell’uomo tremabondo”
Esce.
A: Ma c’est un balon, tout simplement, l’ho costruito con le mie mani.
B: e si poli boffari?
A: è un gioco, guarda!
Alcione raccoglie la palla e gli mostra il suo utilizzo.
A: Si lancia e si riprende, anche una, due, tre volte. Bisogna provare, provare, provare.
Lei gli lancia la palla, lui lascia la lancia e la riprende. La Bestia si lascia lentamente sedurre dal pallone…mentre giocano a palla la Bestia sembra assumere una postura un po’ più eretta. Mentre la Bestia comincia a giocare con grande abilità parte la telecronaca di un gol del calciatore Julio Baptista detto La Bestia.
L’attore tira e il telecronista annuncia esaltato il goal. La palla finisce fuori e lui esce per riprenderla.
La Bestia tarda a ritornare.
ALCIONE: Bestione! Ma petite Bete, dove sei?!
Si siede ad aspettarlo.
ALCIONE canticchia tra sé e sé “Ne me quitte pas” di Jacques Brel mentre si rannicchia e si addormenta.
Entra il testimone, copre Alcione col suo impermeabile, parla sottovoce.
TESTIMONE: Preparatevi a vivere tre giorni al buio totale. E in questi giorni rimarrete come morti, senza mangiare e senza bere. Poi tornerà la luce, ma non tutti la vedranno.
Julia