“Dunque, lei sarebbe quello nuovo?”
“Sì, Ludovico Capochino, giornalista”
“Vaccinato?”
“Sissignore”
“Bandiera della pace?”
“Sventola sul mio balcone che è una bellezza”
“Termostato?”
“Diciassette gradi”
“Luci in casa?”
“Spente”
“Cosa mangia?”
“Insalata.”
“Russa?”
“Solo Caesar”
“Lei è assunto.”
Il caporedattore si lisciò i baffetti e premette il tasto di un piccolo telecomando che aprì un pertugio nella finta libreria alle sue spalle. “Mi segua” lo invitò l’uomo, scivolandoci dentro. Ludovico si aggiustò la cravatta e si accodò, sdraiato a razzo, come da piccolo all’Acquafan. Chissà che salti di gioia avrebbe fatto sua madre quella sera, sapendolo il più giovane giornalista assunto in tv, e quante adorabili smancerie gli avrebbe riservato l’Elisabettina, progettando la loro nuova vita romana, divisa tra un aperitivo in terrazza e un vernissage ai Parioli. Via per sempre dalla provincia, via per sempre dall’anonimato.
Scivolarono giù nelle viscere del palazzo e atterrarono al centro di una stanza circolare le cui pareti, altissime, erano costellate di piccoli cassetti estraibili.
“Benvenuto nel cuore della grande cucina” annunciò il caporedattore, trionfante, “è qui che prepariamo le insalate, prima di servirle ben condite tre volte al dì”
“Lieto di essere uno dei vostri chef!” aggiunse Ludovico, raccogliendo la metafora.
“Se le fa piacere pensarsi così, lo faccia pure, ma si ricordi che è pur sempre al servizio di una mensa popolare, non certo di un ristorante stellato. Il menù è semplice e sempre lo stesso. Nei cassetti, trova tutti gli ingredienti di cui ha bisogno: guerra, scuola, famiglia, crisi, clima, epidemia, immigrazione. Ogni argomento contiene un archivio di immagini pertinenti. Le immagini sono finite ma il modo di combinarle è infinito”
“E se per la mia ricetta avessi bisogno di un nuovo ingrediente?”
“Mi spiego meglio, signor Capochino. Non esistono sue ricette, esiste un menù governativo che le fornirò io ogni giorno e al quale dovrà attenersi scrupolosamente, e non esistono nuovi ingredienti. Tutto quello che può stare in un’insalata delle nostre sta già nei cassetti. Per questo l’ho assunta, perché lei mangia solo caesarsalads.”
Ludovico fece onore al suo nome e chinò il capo.
Julia