TERZO QUADRO, in un luogo indefinito del domani.
Alcione, come ubriaca, prende le ali e dispiegandole ne vengono fuori due tubini di stoffa glitter. Lei, contenta e abbagliata dal luccichio, li indossa mettendoseli a mo’di minigonna e top. Il sangue finto se lo mette sulle labbra, si mette in pose oscene e canta scattandosi dei selfies:
(MONTAGE DI REGISTRAZIONI AUDIO DI VARI PROFILI FEMMINILI TRATTI DAI SOCIAL)
La scena viene interrotta dalla voce della Bestia. Il suo corpo non c’è. E’ solo voce.
BESTIA: Sì vabbè, ma quanto costi?
ALCIONE: Chi ha parlato?
BESTIA: Cucù, sono tornato
ALCIONE: Bestione, dove sei?
BESTIA: qua dentro
Il suo volto compare di profilo dentro ad un riquadro, una finestra ritagliata in una quinta nera.
ALCIONE: Ma cosa è successo?
BESTIA: Non lo so, ero sul cesso
ALCIONE: E poi?
BESTIA: E poi son caduto giù, dentro i tubi dello sciacquone e mi son ritrovato in una specie di stanzone e un tizio ha detto che era giunta l’ora della conversione
ALCIONE: Non ti capisco, Bestione
BESTIA: Sono una App di ultima generazione!
ALCIONE: Sei sicuro? a me sembri in prigione.
BESTIA: Ma no, posso dire cosa mi passa per il Cloud, indossare le facce che voglio, incontrare milioni di friends, navigare all round the world e restare sempre qui.
ALCIONE: Puoi voltarti?
BESTIA: No, sono un profilo bellissimo.
ALCIONE: Posso toccarti?
BESTIA: Oh sì, titillami il sistema operativo, solleticami le componenti
ALCIONE: E il tuo corpo?
BESTIA: Roba antica, io son tutto digitale.
ALCIONE: Sì però anch’io non sono male. Sono longilinea, adoro il mare e canto canzoni
Silenzio.
ACIONE: Bestione? Ci sei?
BESTIA: Sto cercando ma niente recensioni.
ALCIONE: Cosa?
BESTIA: Tu non sei nemmeno recensita, non esisti, sei come…scomparita
ALCIONE: Ma io sono qui.
BESTIA: Dove?
ALCIONE: Qui, Qui! Sono qui, guardami!
BESTIA: ora scatto e ti metto nella gallery, click.
ALCIONE si mette in posa per farsi fotografare.
BESTIA: Spazio insufficiente, devo cancellarti
ALCIONE: Ma io sono longilinea, adoro il mare e canto canzoni.
BESTIA: Sì, ho capito ma son dei polpettoni
Parte Ne me quittes pas cantata da Edith Piaf. Alcione piange.
BESTIA (interrompendo bruscamente): Prendi una donna, spremila bene, crea la tua app in due ore, la puoi scaricare sulla chiavetta e portarla in tasca del pantalone. Questa sì che è una canzone!
ALCIONE: è quello che vuoi?
BESTIA: Io voglio quello che vogliono tutti. Io sono tutti.
ALCIONE: E come ci sei riuscito?
BESTIA: con il copia incolla
ALCIONE: Bestione, tu mi hai mai amata?
BESTIA: Ti ho sempre amata senza se e senza ma. Ti ho mpre ata. (ride)
BESTIA: Posso disambiguare
ALCIONE: no, non ti disturbare
Alcione è triste. Poi, d’improvviso, s’illumina.
ALCIONE: Anch’io voglio farmi incorniciare. Ora vado in bagno e comincio a scivolare.
Si piega come fosse sul wc, si raggomitola, chiude gli occhi e ponza nella speranza che accada qualcosa.
ALCIONE: Che bello, mi sto comprimendo, ora cado nel cesso. E staremo sempre insieme, Bestione, nella cornice di questa emozione!!
IMPOSSIBILE COMPLETARE LA CONVERSIONE (VOCE OFF)
ALCIONE: Il mio water non funziona, dev’essersi guastato
BESTIA: A volte succede, dipende dal formato. Sei pesante, te lo dico dal principio
ALCIONE: ora provo a levarmi anche il vestito (si spoglia)
BESTIA (ride)
ALCIONE: Mi farò più piccola, ci sarà una soluzione?
BESTIA: Non credo, Sei sconfitta dall’evoluzione.
Alcione piange.
BESTIA: Vieni qui, fatti consolare
ALCIONE: Ma come se non mi puoi neanche abbracciare?!
BESTIA: Chiudi gli occhi e lasciati andare
Alcione ancheggia gonfiando un palloncino ed è come se lui la penetrasse, ad ogni colpo lei soffia
BESTIA: Dì che ti piace, dì che ti piace
ALCIONE: I like, I like
BESTIA: ti piace, ti piace da morire.
ALCIONE: I like, I like, I like…
Si mette il palloncino sotto il vestito.
Luce solo sulla pancia. Il palloncino scoppia. Pianto di un neonato. Buio.
Il testimone e l’attore (forse nudo) entrano da lati opposti come richiamati dal cinguettio degli uccelli. E’ l’alba.
L’attore non interpreta più la Bestia, ma suo figlio. Un uomo.
UOMO: Mi hanno detto che mia madre è morta schiacciata da una cornice e mio padre invece ci ha vissuto dentro. Ho provato a cercarlo ma…
Il mio primo ricordo è di aver attraversato una città distrutta…l’odore della carne bruciata. Pensavo: Caspita, al telegiornale non l’hanno detto. C’era la guerra sotto casa mia e non l’hanno detto. Com’è silenziosa la guerra, pensavo. Le strade, le case, i negozi erano pieni di corpi ma non una goccia di sangue. Solo corpi fermi, coi cervelli bruciati. Come se qualcuno avesse succhiato l’interno e l’avesse portato lontano…erano zombie, privati persino del morso letale, zombie sorridenti. Io parlavo, parlavo ma quelli non capivano: scusate, che lingua parlate voi? Provavo con tutte le lingue che conoscevo, che mi sembrava di ricordare ma quelli emettevano solo dei suoni, come degli guaiti, non so...come cani piangenti. Piano, sottovoce, senza smettere di sorridere mai. Ed erano dappertutto, sugli autobus, negli uffici, nei ristoranti e facevano finta di vivere. E chissà, forse tra di loro si riconoscevano, si capivano, si amavano nella loro lingua segreta ma io, io non riconoscevo più un uomo, non sapevo più cosa fosse un uomo.
Poi un giorno ero sul cesso e sono scivolato giù. Dentro i tubi, le condutture, fino alla fogne piene di merda e di topi. Vomitavo e cercavo un modo di tornare in superficie ma non si poteva. Solo un corridoio lunghissimo. In fondo, una stanza piena di cornici. Ho gridato: Papà! Papà! Ma le cornici erano tutte uguali e la mia voce troppo debole.
All’improvviso è arrivato un soldato. Mi sembrava di capire le sue parole. Forse è umano, pensavo. Forse gli essere umani abitano sottoterra, forse si sono rifugiati qui per scampare alla guerra. Senta un po’, chi sono quelli lassù che sembrano morti, perché guaiscono come cani? Oh quelli? Quelli sono scarti, brandelli che restano fuori dalle cornici. Non succede sempre, solo a volte. A volte rimane un residuo di memoria, una specie di…il soldato si ferma, non trova la parola. Stiamo un po’ in silenzio, poi io dico: nostalgia? Può chiamarla così se vuole ma è solo un malfunzionamento E’ una sciocchezza, dopo un po’ passa. Su, venga, venga anche lei a scegliere la cornice. E’ il suo momento. No, grazie. Mio padre ci si è perso dentro e mia madre ne è rimasta uccisa. Sono oggetti molto pericolosi. Ma senza cornice lei non è nessuno, senza cornice nessuno la vedrà.
Mentre l’attore parla il testimone riprende da terra l’abito glitter di Alcione, lo arrotola e ricostruisce le ali. Le fa indossare all’uomo. Poi, con un gesto lento e solenne, apre la sua valigetta ventiquattrore che contiene solamente una candela. Il testimone la prende, la accende e la consegna all’attore.
Il testimone esce. L’uomo attraversa il palcoscenico facendo enorme attenzione a non far spengere la candela.
UOMO: Non importa se non mi vedranno. Importa solo questa piccola luce. Importa la nostalgia.
L’attore siede di fronte al pubblico, con l’intenzione di intercettare lo sguardo di uno spettatore al quale si rivolge.
UOMO: Ciao, ti andrebbe un caffè?
Parte un tristissimo ballo dell’ashtag in versione sinfonica.
FINE
Julia