Scrivere, quando si indossa una museruola che ci impedisce di parlare, diventa l’unica alternativa al silenzio. Parole che forse non arriveranno da nessuna parte ma che almeno hanno fatto capolino, dopo un lungo e doloroso travaglio.

   Da qui nasce “Il caffè del castagno” , dal bisogno di allenarsi a restare umani. Allenarsi proprio come si fa col corpo per mantenerlo sano. Una palestra del pensiero per non trasformarsi in morti viventi, o in animali da fattoria.

   E anche se sappiamo che questo residuo di umanità è, oggi più che mai, una colpa che rischiamo di pagare a caro prezzo, non possiamo fare a meno di pensare che sia al contempo la nostra unica salvezza. 

    Perciò, vi invitiamo ad entrare  nel nostro umile rifugio, a volto scoperto e senza lasciapassare…

“Diceva cose di cui sarebbe stato meglio tacere, leggeva troppi libri, frequentava il Caffè del Castagno, ritrovo di scrittori, pittori e musicisti. Non vi era alcuna legge, neanche non scritta, che vietasse di frequentare il Caffè del Castagno, ma il posto non godeva di una buona reputazione

(G. Orwell)